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L'AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ PDF Stampa E-mail
Scritto da Criteria Ricerche   
Sabato 29 Maggio 2010 10:00

L'AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ DEL SOCIO

NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI DI S.P.A.*

 

In base all’art. 2392 c.c.[1], gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.

 

Tale responsabilità trae fondamento quindi dal rapporto contrattuale che si instaura, all’atto della nomina dell’amministratore, tra quest’ultimo e la società e si ricollega quindi alla violazione di specifici obblighi di natura legale o pattizia.

 

In particolare, l’oggetto della responsabilità degli amministratori verso la società attiene essenzialmente alla violazione di obblighi posti dalla legge o dallo statuto per colpa in committendo o in vigilando in ordine all’andamento della gestione.

 

Tuttavia, non sono espressamente previsti dal legislatore, neanche in via esemplificativa, le tipologie di violazioni idonee a fondare la responsabilità degli amministratori e, del resto, la nozione legislativa rimanda, come visto, genericamente ai precetti previsti dalla legge o dallo statuto.

 

Dunque, solo in via giurisprudenziale, è possibile delineare alcune fattispecie ritenute tipiche di responsabilità amministrativa come, ad esempio, nell’ipotesi di irregolarità contabili, cioè nel caso di tenuta irregolare e sommaria dei libri e delle scritture contabili, ovvero nell’inadempimento di obbligazioni fiscali e previdenziali, nonché nell’ipotesi di sottrazione di valori sociali

La responsabilità dell’amministratore può anche derivare dall’eventuale omissione di tutte quelle cautele, verifiche ed informazioni preventive normalmente richieste per la scelta di una certa operazione economica, operata in certe circostanze e con determinate modalità.

 

Inoltre, il legislatore indica espressamente come preciso e fondamentale parametro di valutazione del comportamento degli amministratori il criterio della diligenza “specifica” e anche la Suprema Corte ritiene che “gli amministratori delle società per azioni sono gravati dagli obblighi a contenuto specifico stabiliti dalla legge e dall'atto costitutivo, rispetto ai quali la diligenza rappresenta la misura dell'impegno richiesto, e dal dovere generale di amministrare la società con diligenza”.

 

Gli oneri posti a carico degli amministratori sembrano dunque essere particolarmente stringenti; non basta la diligenza dell’uomo medio, occorre la diligenza del buon amministratore determinata non in astratto, ma in funzione della natura dell’incarico e delle specifiche competenza dell’amministratore.

 

La riforma del diritto societario ha introdotto una serie di novità in tema di azioni di responsabilità contro gli amministratori delle s.p.a., novità finalizzate soprattutto a tutelare maggiormente le minoranze dei soci.

 

Nell’ambito delle azioni sociali di responsabilità il legislatore ha previsto che la legittimazione a promuovere tali tipi di azioni spetta sia alla società stessa (art. 2393 c.c.[2]) sia alle minoranze qualificate di soci (art. 2393-bis c.c.[3]).

 

 

Nel primo caso l’azione è promossa dalla società, anche se in liquidazione, in seguito alla deliberazione dell’assemblea, deliberazione che può essere presa in occasione della discussione del bilancio anche se non prevista tra le materie da trattare all’ordine del giorno purché “si tratti di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio”.

 

Una volta promossa tale azione, la società può rinunciare o può transigere purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione assembleare e non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno un quinto del capitale sociale, ovvero un quarantesimo del capitale per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.

 

Questo tipo di azione di responsabilità, però, è stata sempre scarsamente applicata in quanto, a causa dei condizionamenti interni che gli amministratori potevano esercitare sui soci, difficilmente si raggiungevano le maggioranze necessarie per deliberare la proposizione di azioni risarcitorie con la conseguenza che almeno sul piano civilistico gli amministratori fino all’entrata in vigore della nuova normativa hanno goduto di una sorta di sostanziale irresponsabilità.

 

Per ovviare a questi problemi, il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere un ulteriore tipo di azione sociale di responsabilità esercitatile dalle minoranze dei soci, azione peraltro già sperimentata per le società quotate e prevista dall’art. 129 del TUF, che si va ad aggiungere a quella esercitatile dal Consiglio di Sorveglianza nel sistema dualistico ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2409 decies[4].

 

Tale azione sociale può essere esercitata dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale (o la diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo) o, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, dai soci che rappresentino un quarantesimo del capitale sociale (o la minore misura prevista nello statuto), e cioè dal 2.5% del capitale sociale.

 

Occorre precisare che se pur la legittimazione attiva spetta ai soci, ciò non muta la natura sociale di tale azione ma comporta soltanto che i soci, in qualità di sostituti processuali, agiscano surrogandosi alla società e facendo quindi valere un diritto proprio di quest’ultima.

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Ciò trova altresì conferma tanto nel tenore letterale dell’art. 2393-bis[5] quanto nelle prime interpretazioni di questo articolo. Infatti l’art. 2393-bis prevede che la società venga chiamata in giudizio e pertanto i soci dovranno notificare l’atto di citazione al presidente del collegio sindacale. Inoltre al comma V del medesimo articolo è previsto che in caso di accoglimento della domanda ai soci-attori spetta solo il rimborso da parte della società delle spese di giudizio nonché delle spese sopportate dagli stessi nell’accertamento dei fatti che il giudice non abbia posto a carico degli amministratori soccombenti o che non sia stato possibile recuperare a seguito della loro escussione.

 

L’analisi delle azioni di responsabilità non può, infine, prescindere da un accenno alle azioni di natura individuale spettanti ai creditori sociali (art. 2394 c.c.[6]) e ai singoli soci e terzi (art. 2395[7]).

 

Più specificamente i creditori sociali possono agire nei confronti degli amministratori anche nel caso in cui sia decorso il termine di prescrizione dell’azione sociale avendo le due azioni termini prescrizionali diversi, oppure nel caso di rinuncia all’azione sociale o di transazione. In quest’ultimo caso, però, i creditori, come previsto dal comma 3 dell’art. 2395[8], possono impugnare la transazione solo con l’azione revocatoria.

 

Per quanto riguarda la specificazione spettante in questo caso ai singoli soci e ai terzi è un’azione soggetta al termine di decadenza quinquennale e volta ad accertare la responsabilità extracontrattuale degli amministratori, i quali con atti dolosi o colposi, inerenti il proprio ufficio e non, abbiano leso direttamente il patrimonio personale dei soci e dei terzi.

L’esperimento di tale azione non impedisce comunque ai soci e ai terzi lesi di poter agire anche nei confronti della società per far accertare ai sensi dell’art. 2049 c.c.[9] una responsabilità di quest’ultima per colpa in eligendo e in vigilando.

 

Dalla possibilità data ai singoli soci e ai terzi di esperire entrambe le azioni appena sopra citate (art. 2395[10]art. 2049 c.c.[11]) si può concludere che ancora una volta il legislatore ha manifestato la volontà di superare il vecchio problema dell’immunità degli amministratori, i quali restavano impuniti invocando a loro difesa il rapporto organico intercorrente con la società di appartenenza.

 

 

 

 

 

* Avv. Filippo Demartino

Studio Legale Grassi

Roma – Milano – Abruzzo

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[1] Articolo 2392 Responsabilità verso la società - Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale.

 

[2] Articolo 2393 - Azione sociale di responsabilità - L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell'assemblea, anche se la società è in liquidazione.

La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell'elenco delle materie da trattare, quando si tratta di fatti di competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio.

L'azione di responsabilita' puo' anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

L'azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica.

La deliberazione dell'azione di responsabilita' importa la revoca dall'ufficio degli amministratori contro cui e' proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso, l'assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori.

In questo caso l'assemblea stessa provvede alla loro sostituzione

.La Società può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell'assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura prevista nello statuto per l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità ai sensi dei commi primo e secondo dell'articolo 2393 bis.

 

[3] Articolo 2393 Bis - Azione sociale di responsabilità esercitata dai soci.

L'azione sociale di responsabilità può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l'azione di cui al comma precedente può essere esercitata dai soci che rappresentino un quarantesimo del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto.

La società deve essere chiamata in giudizio e l'atto di citazione è ad essa notificato anche in persona del presidente del collegio sindacale.

I soci che intendono promuovere l'azione nominano, a maggioranza del capitale posseduto, uno o più rappresentanti comuni per l'esercizio dell'azione e per il compimento degli atti conseguenti.

In caso di accoglimento della domanda, la società rimborsa agli attori le spese del giudizio e quelle sopportate nell'accertamento dei fatti che il giudice non abbia posto a carico dei soccombenti o che non sia possibile recuperare a seguito della loro escussione.

I soci che hanno agito possono rinunciare all'azione o transigerla;

ogni corrispettivo per la rinuncia o transazione deve andare a vantaggio della società.

Si applica all'azione prevista dal presente articolo l'ultimo comma dell'articolo precedente.

 

[4] Articolo 2409 Decies - Azione sociale di responsabilità.

L'azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione è promossa dalla società o dai soci, ai sensi degli articoli 2393 e 2393 bis.

L'azione sociale di responsabilità può anche essere proposta a seguito di deliberazione del consiglio di sorveglianza. La deliberazione è assunta dalla maggioranza dei componenti del consiglio di sorveglianza e, se è presa a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, importa la revoca dall'ufficio dei consiglieri di gestione contro cui è proposta, alla cui sostituzione provvede contestualmente lo stesso consiglio di sorveglianza.

L'azione può essere esercitata dal consiglio di sorveglianza entro cinque anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica.

Il consiglio di sorveglianza può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigerla, purché la rinunzia e la transazione siano approvate dalla maggioranza assoluta dei componenti del consiglio di sorveglianza e purché non si opponga la percentuale di soci indicata nell'ultimo comma dell'articolo 2393.

La rinuncia all'azione da parte della società o del consiglio di sorveglianza non impedisce l'esercizio delle azioni previste dagli articoli 2393 bis, 2394 e 2394 bis.

 

[5] vedi nota 3

[6] Articolo 2394 - Responsabilità verso i creditori sociali.

Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale.

L'azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l'azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.

[7] Articolo 2395 - Azione individuale del socio e del terzo

Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori.

L'azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell'atto che ha pregiudicato il socio o il terzo.

 

[8] vedi nota 7

[9] Articolo 2049 - Responsabilità dei padroni e dei committenti.

I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.

 

[10] vedi nota 7

[11] vedi nota 9